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venerdì 20 marzo 2015

Siracusa e il mito di Aretusa


Nella prima parte avevamo parlato della Siracusa classica, la pentapoli, la metropoli cinta da 28Km di mura e del suo ruolo di capitale della Sicilia che mantiene fino all’arrivo degli Arabi.
Con loro capitale della Sicilia diventa Palermo e Siracusa si ridurrà alla sola isola di Ortigia per oltre mille anni, fino all’unità d’Italia.
Piccola isola Ortigia, ma densa di storia e di miti, il cuore più antico di Siracusa.

Già il nome la collega agli antichi miti che la facevano sacra ad Artemide.
In Ortigia, sorgeva il tempio di dedicato alla dea, rarissimo esempio di stile ionico arcaico nell’occidente ellenico, risalente al VI sec. Esso affiancava il tempio di Atena, dove oggi sorge la cattedrale e riprendeva gli stilemi dello stile ionico delle città greche dell’Asia minore.

Quando l’ecista Archia, fondatore di Siracusa, si recò a Delfi per consultare l’oracolo prima di partire, la Pizia gli indicò Ortigia come luogo ove insediare la nuova città.
Secondo Pausania così gli disse:
Nel vaporoso mare Ortigia giace
Sopra Trinacria là dove la bocca
Si spande dell’Alfeo, che unisce le acque
Alla sorgente di Aretusa amena.
(Pausania il Periegeta, 5, 7, 1, il fiume Alfeo.)

Il mito di Aretusa è sicuramente il più noto ed importante di quelli legati alla città.
Aretusa giovane e bella ninfa consacrata ad Artemide, stanca della caccia si bagna nelle acque dell’Alfeo. Il Dio del fiume si infiamma per lei e sotto spoglie umane la insegue.
Artemide invocata da Aretusa, la avvolge in una nube e la trasforma in fonte.

Allora anche Alfeo riprese la forma di fiume, ma Artemide fece sprofondare Aretusa nel sottosuolo e la fece riaffiorare come sorgente ad Ortigia.
Zeus impietosito dal dolore di Alfeo fece scorrere le sue acque sotto il mare fino a ricongiungersi con quelle dell’amata Aretusa nell’isola di Ortigia.

La testa di Aretusa, circondata da delfini, venne raffigurata da Cimone nel recto dei bellissimi decadrammi, capolavoro assoluto della numismatica, coniati a Siracusa dopo la disfatta dell’esercito Ateniese.

Il fascino di Aretusa conquistò pure l’ammiraglio Orazio Nelson, che qui rifornì con l’acqua della fonte la sua flotta diretta in Egitto contro i Francesi, affermando che ciò non poteva che essere di buon auspicio per la riuscita dell’impresa, come in effetti avvenne.

Infine, con il termine “Aretusei”, sono anche indicati i Siracusani, a sottolineare l’intimo legame della città di Siracusa con la sua fonte.

ENGLISH VERSION

SIRACUSA AND THE MYTH OF ARETUSA

A few weeks ago, we wrote about the classical Siracusa, the so called Pentapolis, the big city with 28 Km of walls, the capital of Sicily before the arrival of Arabians.
With them, the Capital city of our island becomes Palermo and Siracusa reduces its territory to the only Ortigia island for one thousand years, till the Italian Unification.

Ortigia is a little island, but full of history and myths, the most ancient hearth of Siracusa.
The name connects the city to the ancient myths that made this island sacred to Artemis.
Here the temple dedicated to Artemis was built during the VI sec. b.C., a very rare example of old ionic style in the West Ellenic territory. The temple was placed near another one dedicated to Athena goddess, where nowadays the Cathedral is built, and it was composed according to the ionic style of the Greek cities placed in Asia Minor.

When Archia, the founder of Siracusa, went to Delphi in order to talk to the oracle before his departure, the priestess Pithia reccomended him Ortigia as the place to build the new city.
According to Pausania, she spoke like this:

On the frothy sea Ortigia lays down
On Trinacria island where the Alfeo's mouth
spreads that connects the waters
to the pleasant Aretusa's spring.
(Pausania the Periegeta, 5, 7, 1, Alfeo River).

Aretusa's myth is the most known and important story related to the city.
Aretusa, a young and beautiful nymph sacred to Artemis, was tired because of the hunt and decided to wash herself in the river Alfeo.
But the God of the river fell in love with her and transformed in human followed her.
The young girl prayed Artemis, and the Goddess enveloped her in a cloud and transformed Aretusa into a water spring.

So Alfeo turned again into his original form, a river, but Artemis, in order to protect Aretusa, hide her underground and she came out like a water spring in Ortigia island.
Zeus, deeply touched by Alfeo's sorrow, changed the path of the river, so finally Alfeo joined his beloved Aretusa in Ortigia.

Aretusa's head, rounded by dolphins, was used by Cimone on the beautiful decadrams, a masterpiece of numismatics, created in Siracusa after the victory against the Athenian army.

Aretusa's charm conquered also the admiral Horace Nelson. Here, he stocked up water for the ships directed to Egypt in order to fight against the French army. Nelson asserted that this would be a good sign for the expedition, and that's exactly what happened.

Last, but not least, “Aretusei” is the other name of the inhabitans of Siracusa. This underlined the intimate connection between the city and the water spring.   

venerdì 12 dicembre 2014

TRACCE in mostra a Casa Toesca

TRACCE sta girando l'Italia...
dopo l'esposizione alla Galleria 3D di Mestre, come vi avevo anticipato, ecco le tavole in mostra a Rivarolo Canavese, presso Casa Toesca, un luogo magico.

Se volete vederle in questa splendida cornice, avete tempo fino al 22 dicembre.

Intanto gustatevi queste poche immagini scattate da mio nipote Corrado in visita domenica scorsa.


ENGLISH VERSION

TRACES are around Italy...

After the exhibition in 3D Gallery, Mestre, here we have my pieces in Casa Toesca, Rivarolo Canavese (Turin), a magical place, indeed!

If you are around Italy and you want to see them there, you have time till the 22nd December.

For the moment, you can enjoy the pictures taken by my nephew Corrado last Sunday.







lunedì 3 novembre 2014

Dal decoratore

Dopo il battiloro e la fornace, vi racconto di un altro passaggio del mio lavoro, prima di iniziare l'incisione. 
Da piazzale Roma, prendo il vaporetto per dirigermi da Albertini & Spezzamonte, i decoratori a cui mi affido per l'applicazione della foglia oro e per la finitura al termine delle incisioni. 

Mi affaccio all'aria salmastra del vaporetto. 
Il loro studio si trova a Murano, poco lontano dall'attracco del vaporetto e poco lontano dall'azienda di Archimede Seguso che ha visto muovere i miei primi passi nel mondo del vetro di Murano.


Mi sono piaciuti subito Giorgio, Gianni e Anna Spezzamonte; sono eredi di quella tradizione che  ha visto nel loro padre, Nino Spezzamonte, un grande, basti pensare che la sua memoria è ancora viva a Murano.

Questa superba arte al giorno d'oggi si sta piano piano perdendo, sfilacciata dalla globalizzazione e dall'avvento della concorrenza cinese, formata proprio dagli stessi artigiani che avrebbero dovuto proteggerla. 
Anni e anni di tradizione e di esperienza venduti al miglior offerente, senza fermarsi a riflettere sul senso di perdita che ne sarebbe derivato. 
Ma non volevo scrivere di questo, oggi.

Oggi vorrei chiudermi con loro nello studio e immergermi in quell'atmosfera magica, fatta di respiri leggeri per applicare la foglia oro e precisione certosina per decorare i singoli pezzi di vetro. 
Puntino dopo puntino, pennellata dopo pennellata, creano immagini astratte o figurative, immobili nella maestosità del vetro che dona una luce particolare a tutte le loro opere. 
Porto loro le mie lastre e con infinita pazienza Giorgio applica la foglia oro, poca alla volta. Pare facile, ma serve mano ferma e respiro leggero.


Da una superficie imperfetta poi, con una passata "magica" esce la lastra che poi posso lavorare. 
E si rinnova la mia ispirazione: una superficie aurea intonsa vedrà la nascita di nuovi paesaggi fissati nell'eternità dell'oro. Non vedo l'ora di ricominciare.  



Photo by Daniel Perazzone

giovedì 23 ottobre 2014

Il battiloro, un mestiere dimenticato

Si legge su wikipedia "Il battiloro era una persona la cui professione consisteva nel battere con un enorme martello l'oro, riducendolo ad una sottilissima lamina in foglia. (...) Oggigiorno questo processo viene realizzato industrialmente con macchinari per la laminazione con il similoro".
Addentrandosi tra le calli di Venezia, si può scoprire come questo mestiere resista ancora e come le macchine non abbiano ancora potuto sostituire la perizia dell'uomo. 

Varcando la porta di un affascinante palazzo di Fondamenta Nuove si entra in contatto con questa tradizione tramandata nel corso dei secoli. 
La famiglia Berta segue il processo di creazione della foglia d'oro e d'argento purissimi seguendo i metodi antichissimi portati a Venezia dai mercanti bizantini all'alba dell'anno 1000 d.C.. 
Un lavoro che consiste in una delicata combinazione tra forza e leggerezza. 

L'uomo batte, la donna compone blocchetti su blocchetti di preziosa lamina che sarà impiegata per svariati utilizzi: dalla cosmesi alla cucina, dall'architettura ai complementi di arredo realizzati con la tecnica musiva e dell'oro-graffito. 


Nel laboratorio, una volta effettuata la fusione e una prima battitura a macchina, le donne tagliano e rifiniscono le foglie che poi vengono nuovamente ribattute a mano. Chine sulle loro postazioni in penombra singolarmente illuminate per non essere abbagliate dai riflessi del prezioso metallo, compongono i blocchetti pronti per la seconda battitura effettuata completamente a mano. 
Le macchine entrano in minima parte nella lavorazione che viene ancor oggi affidata a martelli dal peso variabile dai 3 agli 8 kg su uno speciale supporto di marmo. Il numero di colpi non è casuale, ma va da un minimo di 48 a un massimo di 105 a seconda della finitura da ottenere. 


Il mestiere si impara col tempo, affidandosi all'esperienza della tradizione, ripetendo i gesti un numero infinito di volte. Se l'uomo deve imparare a contare il numero di colpi, la donna deve imparare a respirare per tagliare e inserire tra i fogli di carta la sottilissima foglia d'oro.

Nella fioca luce della bottega Mario Berta, vengono create foglie d'oro che possono avere fino a diciassette sfumature diverse: oltre ai colori classici come oro bianco, rosso e giallo, sono stati messe a punto composizioni metalliche per ottenere foglie di altre sfumature, dal verde al viola.
La materia viva plasmata dall'uomo, il fascino degli strumenti antichi si respirano a pieni polmoni in quest'angolo di Venezia. Una sorta di raffinatissima fucina di Efesto dove si tramanda una tradizione che affonda le radici nella notte dei tempi. 
Che dite, dovrei correggere la voce di Wikipedia?

photo by Daniel Perazzone

Mediterraneo un mare di culture


Quando il mo amico Angelo Ventimiglia mi ha proposto di realizzare insieme un'opera per il la mostra Identità nell'ambito del convegno Mediterraneo un mare di culture che si terrà a Cosenza venerdì 24 ottobre, devo dire che ho un po' tentennato... La mostra TRACCE di cui vi ho parlato nel primo post mi stava prendendo buona parte delle energie, ma poi, da buon siciliano, non ho potuto resistere...

“Mediterraneo un mare di culture” sembra una frase cucita apposta su di me, siciliano trapiantato a Nord Est e ho subito pensato che sarebbe stato questo il titolo della nostra opera. 
Quando penso a quello che era l'assetto sociopolitico di un migliaio di anni fa, alla convivenza pacifica tra cristiani, arabi, ebrei nelle nostre terre, non posso esimermi da affondare nella tradizione e attingerne a piene mani, ubriaco di ispirazione.

Ed ecco che nasce questa nuova opera, sempre con la tecnica dell'oro graffito.
Una composizione liberamente ispirata alla Cappella Palatina di Palermo e alla figura di Ruggero II, il primo Re di Sicilia. Un sovrano che ha ospitato i più illustri pensatori dell'epoca in un clima di sincretismo culturale che il modello americano del melting pot o della salad bowl se lo sogna.

La Cappella Palatina rappresenta perfettamente questo spirito: tracce di architettura araba – tra tutti il soffitto a muqarnas e l'arco a ogiva - coesistono con impianti architettonici di matrice greca e latina. Oro e colori su superfici lignee ci regalano un'opera di fattura così squisita da commuovermi ancora oggi che la conosco e che l'ho rivoltata come un calzino per leggerne i simboli nascosti.

Ma veniamo al nostro omaggio a Ruggero II e al Mediterraneo Mare di Culture: abbiamo citato palesemente il modulo del soffitto della Cappella Palatina con due quadrati ruotati per formare una stella a otto punte. 
All'interno degli spazi centrali riconoscerete, lungo le linee diagonali, i simboli del potere regale di occidente e di oriente: i leoni, l'aquila e il falco tutti insieme a rappresentare i grandi regni dell'antichità (Venezia, Egitto, Sacro Romano Impero). Poi, lungo la linea verticale Ruggero II il fondatore del Regno di Sicilia e Gesù Cristo che lo incorona, mentre in orizzontale ecco i confini del Mar Mediterraneo: le Colonne d'Ercole e la Colchide (l'arcipelago al confine con la Turchia) rappresentata dal Vello d'Oro.
Il cuore dell'opera è rappresentato dalla mappa di Idrisi, il geografo arabo che compose la mappa incaricato da Ruggero II.
Come dimenticare poi le Repubbliche Marinare? Ecco i loro stemmi negli angoli.
Poi la scritta che si snoda lungo il perimetro della stella a otto punte recita: MEDITERRANEO UN MARE DI CULTURE in arabo, ebraico, italiano, inglese, greco e latino.
Mi piaceva sottolineare e concretizzare anche con le parole, oltre che con le immagini, il concetto chiave dell'opera. Vederlo scritto nell'oro, che si snoda sinuoso, mi dà l'idea che sia quasi una preghiera, un mantra poliglotta per ricordarci che il Mediterraneo unisce e non divide.

Ringrazio tutto gli amici che mi hanno aiutato nelle traduzioni, senza di loro questo lavoro non sarebbe stato possibile.

martedì 21 ottobre 2014

Arte e memoria

Ho sempre avuto la passione per l'arte e la storia. 

Fin da bambino plasmavo forme di ogni tipo con tutto quello che mi capitava a mano, dalla plastilina all'argilla, dalla carta alla mollica di pane. 
Sono approdato a Venezia una trentina di anni fa e mi sono ritrovato a lavorare con il vetro, ovviamente muranese, creando lampadari e pezzi per importanti case. 
Adesso, alle soglie dei 60 anni in questo tempo di crisi, ho deciso di sviluppare altri progetti, in grado di raccontare storie. Storie di mestieri dimenticati, di città in continuo mutamento, di migrazioni e di tradizioni che viaggiano su meridiani e paralleli di mondo. 
Ho deciso di fermarmi e di imprimere questi pensieri nell'etere, oltre che nei miei pezzi, per non far perdere quella tradizione di eccellenza tutta italiana, in un'Italia che assomiglia sempre di più a quella perfettamente raccontata da Dante nel VI canto del Purgatorio "Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!"



Ecco quindi il motivo scatenante di questo ciclo di incisioni su foglia oro su supporti di vetro di Murano. 
La prima collezione si chiama TRACCE e consiste di una serie di mappe sette-ottocentesche delle principali città venete (Belluno, Mestre, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza). Inaugurerà a Mestre sabato 25 ottobre, presso la Galleria 3D - Via Antonio da Mestre 31 con il prezioso supporto di Adolfina De Stefani e di Gaetano Salerno. 

Perché le mappe? Perché TRACCE? 
Mi piaceva il concetto. TRACCE sono le vestigia del tempo che fu, prima dell'avvento della Rivoluzione Industriale che ha sconvolto l'urbanistica delle nostre città. 
TRACCE sono la memoria della polis, l'archetipo delle città e dei suoi spazi in cui si intessevano le relazioni sociali, culturali, commerciali e politiche tra individui. Quegli stessi spazi che oggi percorro anch'io, auspicando un recupero di quelle tradizioni che ci distinguono dal resto del mondo. 


In questo spazio virtuale scriverò di tutto un po': del mio lavoro, delle mie opere e dei mestieri che accompagnano la loro realizzazione. 
Mi sento erede di una tradizione antichissima, ma questo è solo l'inizio: è come partire avendo la consapevolezza di aver percorso già migliaia di chilometri. Ma forse è proprio questo il senso del divenire, della creazione. 

Buona lettura

photo by Daniel Perazzone