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venerdì 12 dicembre 2014

TRACCE in mostra a Casa Toesca

TRACCE sta girando l'Italia...
dopo l'esposizione alla Galleria 3D di Mestre, come vi avevo anticipato, ecco le tavole in mostra a Rivarolo Canavese, presso Casa Toesca, un luogo magico.

Se volete vederle in questa splendida cornice, avete tempo fino al 22 dicembre.

Intanto gustatevi queste poche immagini scattate da mio nipote Corrado in visita domenica scorsa.


ENGLISH VERSION

TRACES are around Italy...

After the exhibition in 3D Gallery, Mestre, here we have my pieces in Casa Toesca, Rivarolo Canavese (Turin), a magical place, indeed!

If you are around Italy and you want to see them there, you have time till the 22nd December.

For the moment, you can enjoy the pictures taken by my nephew Corrado last Sunday.







lunedì 3 novembre 2014

Dal decoratore

Dopo il battiloro e la fornace, vi racconto di un altro passaggio del mio lavoro, prima di iniziare l'incisione. 
Da piazzale Roma, prendo il vaporetto per dirigermi da Albertini & Spezzamonte, i decoratori a cui mi affido per l'applicazione della foglia oro e per la finitura al termine delle incisioni. 

Mi affaccio all'aria salmastra del vaporetto. 
Il loro studio si trova a Murano, poco lontano dall'attracco del vaporetto e poco lontano dall'azienda di Archimede Seguso che ha visto muovere i miei primi passi nel mondo del vetro di Murano.


Mi sono piaciuti subito Giorgio, Gianni e Anna Spezzamonte; sono eredi di quella tradizione che  ha visto nel loro padre, Nino Spezzamonte, un grande, basti pensare che la sua memoria è ancora viva a Murano.

Questa superba arte al giorno d'oggi si sta piano piano perdendo, sfilacciata dalla globalizzazione e dall'avvento della concorrenza cinese, formata proprio dagli stessi artigiani che avrebbero dovuto proteggerla. 
Anni e anni di tradizione e di esperienza venduti al miglior offerente, senza fermarsi a riflettere sul senso di perdita che ne sarebbe derivato. 
Ma non volevo scrivere di questo, oggi.

Oggi vorrei chiudermi con loro nello studio e immergermi in quell'atmosfera magica, fatta di respiri leggeri per applicare la foglia oro e precisione certosina per decorare i singoli pezzi di vetro. 
Puntino dopo puntino, pennellata dopo pennellata, creano immagini astratte o figurative, immobili nella maestosità del vetro che dona una luce particolare a tutte le loro opere. 
Porto loro le mie lastre e con infinita pazienza Giorgio applica la foglia oro, poca alla volta. Pare facile, ma serve mano ferma e respiro leggero.


Da una superficie imperfetta poi, con una passata "magica" esce la lastra che poi posso lavorare. 
E si rinnova la mia ispirazione: una superficie aurea intonsa vedrà la nascita di nuovi paesaggi fissati nell'eternità dell'oro. Non vedo l'ora di ricominciare.  



Photo by Daniel Perazzone

giovedì 23 ottobre 2014

Il battiloro, un mestiere dimenticato

Si legge su wikipedia "Il battiloro era una persona la cui professione consisteva nel battere con un enorme martello l'oro, riducendolo ad una sottilissima lamina in foglia. (...) Oggigiorno questo processo viene realizzato industrialmente con macchinari per la laminazione con il similoro".
Addentrandosi tra le calli di Venezia, si può scoprire come questo mestiere resista ancora e come le macchine non abbiano ancora potuto sostituire la perizia dell'uomo. 

Varcando la porta di un affascinante palazzo di Fondamenta Nuove si entra in contatto con questa tradizione tramandata nel corso dei secoli. 
La famiglia Berta segue il processo di creazione della foglia d'oro e d'argento purissimi seguendo i metodi antichissimi portati a Venezia dai mercanti bizantini all'alba dell'anno 1000 d.C.. 
Un lavoro che consiste in una delicata combinazione tra forza e leggerezza. 

L'uomo batte, la donna compone blocchetti su blocchetti di preziosa lamina che sarà impiegata per svariati utilizzi: dalla cosmesi alla cucina, dall'architettura ai complementi di arredo realizzati con la tecnica musiva e dell'oro-graffito. 


Nel laboratorio, una volta effettuata la fusione e una prima battitura a macchina, le donne tagliano e rifiniscono le foglie che poi vengono nuovamente ribattute a mano. Chine sulle loro postazioni in penombra singolarmente illuminate per non essere abbagliate dai riflessi del prezioso metallo, compongono i blocchetti pronti per la seconda battitura effettuata completamente a mano. 
Le macchine entrano in minima parte nella lavorazione che viene ancor oggi affidata a martelli dal peso variabile dai 3 agli 8 kg su uno speciale supporto di marmo. Il numero di colpi non è casuale, ma va da un minimo di 48 a un massimo di 105 a seconda della finitura da ottenere. 


Il mestiere si impara col tempo, affidandosi all'esperienza della tradizione, ripetendo i gesti un numero infinito di volte. Se l'uomo deve imparare a contare il numero di colpi, la donna deve imparare a respirare per tagliare e inserire tra i fogli di carta la sottilissima foglia d'oro.

Nella fioca luce della bottega Mario Berta, vengono create foglie d'oro che possono avere fino a diciassette sfumature diverse: oltre ai colori classici come oro bianco, rosso e giallo, sono stati messe a punto composizioni metalliche per ottenere foglie di altre sfumature, dal verde al viola.
La materia viva plasmata dall'uomo, il fascino degli strumenti antichi si respirano a pieni polmoni in quest'angolo di Venezia. Una sorta di raffinatissima fucina di Efesto dove si tramanda una tradizione che affonda le radici nella notte dei tempi. 
Che dite, dovrei correggere la voce di Wikipedia?

photo by Daniel Perazzone

martedì 21 ottobre 2014

Arte e memoria

Ho sempre avuto la passione per l'arte e la storia. 

Fin da bambino plasmavo forme di ogni tipo con tutto quello che mi capitava a mano, dalla plastilina all'argilla, dalla carta alla mollica di pane. 
Sono approdato a Venezia una trentina di anni fa e mi sono ritrovato a lavorare con il vetro, ovviamente muranese, creando lampadari e pezzi per importanti case. 
Adesso, alle soglie dei 60 anni in questo tempo di crisi, ho deciso di sviluppare altri progetti, in grado di raccontare storie. Storie di mestieri dimenticati, di città in continuo mutamento, di migrazioni e di tradizioni che viaggiano su meridiani e paralleli di mondo. 
Ho deciso di fermarmi e di imprimere questi pensieri nell'etere, oltre che nei miei pezzi, per non far perdere quella tradizione di eccellenza tutta italiana, in un'Italia che assomiglia sempre di più a quella perfettamente raccontata da Dante nel VI canto del Purgatorio "Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!"



Ecco quindi il motivo scatenante di questo ciclo di incisioni su foglia oro su supporti di vetro di Murano. 
La prima collezione si chiama TRACCE e consiste di una serie di mappe sette-ottocentesche delle principali città venete (Belluno, Mestre, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza). Inaugurerà a Mestre sabato 25 ottobre, presso la Galleria 3D - Via Antonio da Mestre 31 con il prezioso supporto di Adolfina De Stefani e di Gaetano Salerno. 

Perché le mappe? Perché TRACCE? 
Mi piaceva il concetto. TRACCE sono le vestigia del tempo che fu, prima dell'avvento della Rivoluzione Industriale che ha sconvolto l'urbanistica delle nostre città. 
TRACCE sono la memoria della polis, l'archetipo delle città e dei suoi spazi in cui si intessevano le relazioni sociali, culturali, commerciali e politiche tra individui. Quegli stessi spazi che oggi percorro anch'io, auspicando un recupero di quelle tradizioni che ci distinguono dal resto del mondo. 


In questo spazio virtuale scriverò di tutto un po': del mio lavoro, delle mie opere e dei mestieri che accompagnano la loro realizzazione. 
Mi sento erede di una tradizione antichissima, ma questo è solo l'inizio: è come partire avendo la consapevolezza di aver percorso già migliaia di chilometri. Ma forse è proprio questo il senso del divenire, della creazione. 

Buona lettura

photo by Daniel Perazzone